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Elisha ben Abuyah
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mwawElisha ben Abuyah o ben Avuya (in ebraico אלישע בן אבויה‎?; Gerusalemme, ... – ...; fl. II secolo) è stato un rabbino ebreo antico, saggio Tanna della 3ª generazione (60 – 110 d.C.)cite-ref-1[1].

Dopo aver adottato una visione del mondo considerata mwcgeretica dai suoi colleghi mwcwTannaim e avendo tradito il suo popolo, i rabbini del mwdaTalmud si astennero dal riportare i suoi insegnamenti a suo nome e si riferirono a lui come a "quell'altro" (mwdqebraico: אחר, mwdgAcher). Rabbi mwdwLouis Ginzberg, nel suo articolo sulla mweamweqJewish Encyclopedia (1901–1906), afferma che "è quasi impossibile derivare da fonti rabbiniche un quadro chiaro della sua personalità, e gli storici moderni hanno differito notevolmente nella loro analisi della sua vita. Secondo lo storico mwegHeinrich Graetz, Elisha fu uno mwewgnostico carpotico; secondo Karl Siegfried, fu un seguace di mwfaFilone di Alessandria; secondo Dubsch, un mwfqcristiano; secondo Peretz Smolenskin e Isaac Hirsch Weiss, fu vittima dell'mwgainquisitore mwgqAkiva ben Joseph."cite-ref-ginzberg-2-0[2]

Contents

Note

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Biografia

Si conosce poco della gioventù di Elisha e delle sue attività come insegnante della Legge ebraica. Era figlio di un ricco e rispettato cittadino di mwiqGerusalemme e fu istruito per intraprendere una carriera di studioso. L'unico detto che si registra nella mwigMishnah è il suo elogio dell'educazione religiosa: "Imparare la Torah da bambino è come scrivere su carta bianca, ma imparare la mwiwmwjaTōrāh nell'anzianità è come scrivere su carta che è stata cancellata." (mwjqmwjgAvot 4:25). Altri detti attribuiti a Elisha indicano la sua insistenza sulle buone azioni, le mwjwmwkamitzvot, che secondo lui erano importanti quanto l'educazione:

«A chi può esser paragonato un uomo che ha fatto buone azioni e ha studiato molto la Torah? Ad un uomo che nel costruire prima [posa] le pietre [per le fondamenta] e poi ci mette i mattoni [sopra], in modo che per quanta acqua si raccolga ai lati dell'edificio, esso non viene travolto via. Al contrario, chi non fa buone azioni anche se ha studiato molto la Torah - a chi può essere paragonato? Ad un uomo che nel costruire prima mette i mattoni e poi ci butta sopra le pietre, in modo che appena si raccoglie anche solo un po' d'acqua, la struttura ne viene minata.

»

Elisha studiò anche il mwmagreco; come afferma il mwmqTalmud, "La lingua di Acher non era mai stanca di cantare canzoni greche".cite-ref-4[4] Il Talmud indica che il suo studio della mwngfilosofia greca fu uno dei fattori che lo portarono all'mwnwapostasia.cite-ref-5[5] Il linguista e storico Wilhelm Bacher, nella sua analisi delle leggende talmudiche, scrisse che le similitudini attribuite a Elisha (inclusa la succitata) dimostrano che era un uomo di mondo, appassionato di vini, cavalli e mwpqarchitettura. Evidentemente aveva una buona reputazione come autorità in questioni di pratiche religiose, poiché il mwpgmwpwMo'ed Katan 20a riporta una delle sue decisioni mwqamwqqhalakhiche — l'unica a suo nome, sebbene altre possano essere state registrate coi nomi dei suoi studenti o altri rabbini. Il mwqgBavli asserisce che Elisha, mentre era insegnante presso l'accademia della Torah (mwqwbeth midrash), teneva libri proibiti nascosti tra i suoi indumenti.cite-ref-6[6]

Analisi

La mwsgmwswJewish Encyclopedia asserisce che Elisha era diventato un mwtaSadduceo. Basa tale affermazione sul fatto che il mwtqTalmud gerosolimitano menziona il tradimento di Elisha verso i mwtgFarisei. La mwtwJewish Encyclopedia quindi osserva che l'antipatia di Elisha non era diretta verso tutte le forme di culto ebraico che esistevano all'epoca, ma solo contro il farisaismo, nonostante il fatto che i saggi che avevano redatto il mwuaTalmud gerosolimitano erano mwuqFarisei e lo avessero condannato semplicemente per aver tradito la comunità. La mwugJewish Encyclopedia afferma inoltre che una delle ragioni fornite per l'apostasia di Elisha sia motivo caratteristico della prospettiva sadducea. Si dice che Elisha avesse visto un bambino perdere la vita mentre osservava due leggi per le quali la Torah prometteva "lunga vita" - onora il padre e la madre, e mandare via un uccello femmina dalla covata.cite-ref-7[7] mentre un uomo che aveva trasgredito la stessa legge, non era stato minimamente punito. Questo incontro, come anche le terribili sofferenze dei mwvwmartiri ebrei durante le persecuzioni dell'mwwaimperatore mwwqAdriano, convinsero Elisha che non vi era alcuna ricompensa per la virtù in questa vita, anche se i saggi farisei interpretavano questo passaggio come un riferimento alla vita e e alla ricompensa nel mondo a venire. Quindi, la mwwgmwwwJewish Encyclopedia sostiene che Eliseo era un Sadduceo, in quanto la convinzione che ricompensa e punizione debbano avvenire sulla Terra e l'incredulità in una vita dopo la morte fanno parte della filosofia sadducea. Tuttavia, l'abbandono della pratica ebraica dopo i suoi incontri inquietanti sembrano indicare che, qualunque sia stata la sua filosofia iniziale, Elisha abbandonò poi ogni forma religiosa ebraica.

Il mwxqTalmud gerosolimitano fornisce inoltre notizia che Elisha fu un informatore durante le persecuzioni mwxgromane, quando venne ordinato agli ebrei di violare le leggi della Torah. Come evidenza di ciò si racconta che quando agli ebrei venne ordinato di lavorare durante lo mwxwShabbat, loro cercarono di farlo in maniera che non potesse venir considerata una profanazione. Ma Elisha tradì i Farisei e avvisò le autorità romane.

Nel suo libro, mwyqThe Sinner and the Amnesiac: The Rabbinic Invention of Elisha Ben Abuya and Eleazar Ben Arach (2000),cite-ref-8[8] mwzgRabbi Alon Goshen-Gottstein sostiene che le mwzwstorie rabbiniche debbano esser lette come mwaaletteratura piuttosto che come mwaqstoria:

mwaw[I rabbini] costruiscono storie che vengono poi integrate in più grandi unità letterarie ideologicamente motivate in modo che conferiscano particolari messaggi ideologici. Le fonti non si riferiscono necessariamente a fatti storici riguardanti gli eroi, ma illustrano piuttosto le preoccupazioni culturali che trovano espressione nelle storie raccontate su di loro... Tutto ciò porta alla consapevolezza che l'unità significativa che viene presentata non è la vita del saggio, ma è l'insieme di storie di saggi. Queste storie non sono formulate in un tentativo di raccontare la vita del saggio. Vengono dette perché il saggio, come parte della cultura collettiva, ha una certa incidenza sugli interessi culturali comuni. Diversi aneddoti sono congiunti in un ciclo di storia più ampia.cite-ref-alon-9-0[9]

L'mwcqebraismo mwcgrabbinico si basava su un acceso e spesso controverso dibattito sul significato della mwcwmwdaTōrāh e altri testi sacri. Una sfida per i rabbini era quella di stabilire il grado di mwdqeterodossia accettabile in un dibattito. In questo contesto, l'eretico Elisha e mwdgEleazar ben Arach, che si dice avessero dimenticato la Torah, rappresentano due atteggiamenti estremi nei confronti della Torah - i veri rabbini, e le loro argomentazioni, dovevano bilanciarsi tra questi due estremi.cite-ref-alon-9-1[9]

Note

cite-note-11. mwgq"Elisha b. Avuyah" | אלישע בן אבויה, Saggi del Talmud.
cite-note-ginzberg-22. mwhqLouis Ginzberg, "mwhgElisha ben Abuyah", mwhwmwiaJewish Encyclopedia, 1901-1906.
cite-note-31. mwjaHaim Nachman Bialik e Yehoshua Hana Ravnitzky, curatori, mwjqThe Book of Legends/mwjgSefer Ha-Aggadah: mwjwLegends from the Talmud and Midrash, trad. ingl. di by William G. Braude (mwkaNew York: Schocken Books, 1992), p. 452, che cita mwkqAvot di Rabbi Natan 24.
cite-note-44. mwlqTalmud di Gerusalemme, mwlgmwlwMegillah i. 9.
cite-note-55. mwmwmwnaHagigah 15b.
cite-note-66. mwoaHagigah 15b.
cite-note-77. mwpaDeuteronomio mwpqmwpgmwpwDeuteronomio 22:7, su mwqalaparola.net.
cite-note-88. "Il peccatore e l'amnesiaco: l'invenzione rabbinica di Elisha Ben Abuya e di Eleazar Ben Arach".
cite-note-alon-99. Alon Goshen-Gottstein, mwsqThe Sinner and the Amnesiac: The Rabbinic Invention of Elisha Ben Abuya and Eleazar Ben Arach, Stanford University Press, 2000.

Bibliografia

• mwtqJacob Adler, mwtgA Life on the Stage: A Memoir, trad. e commentario di Lulla Rosenfeld, Knopf, mwtwNew York, 1999, ISBN 0-679-41351-0, pp.mwuq 254–255.
• mwuw(EN) Elisha ben Abuyah, in Jewish Encyclopedia, New York, Funk & Wagnalls, 1901-1906.

Per questa voce la mwvgJE cita la seguente bibliografiamwvw:

• mwwgHeinrich Graetz, mwwwGnosticismus und Judenthum, pp.mwxa 56–71.
• Peretz Smolenskin, mwxwSämmtliche Werke, ii. 267-278.
• mwyqAdolf Jellinek, mwygElischa b. Abuja, mwywLipsia, 1847.
• Isaac Hirsch Weiss, mwzgDor Dor we-Dorshaw, ii. 140-143.
• M. Dubsch, in mw0aHe-Halutz, v. 66-72.
• Karl Siegfried, mw0gPhilo von Alexandrien, pp.mw0w 285–287.
• Wilhelm Bacher, mw1gDie Agada der Tannaïten, i. 432-436.
• M. D. Hoffman, mw2aToledot Elischa b. Abuja, Vienna, 1880.
• Solomon Rubin, mw2wYalkut Shelomoh, mw3aCracovia, 1896, pp.mw3q 17–28.
• Michael Friedländer, mw4aDer Vorchristliche Jüdische Gnosticismus, 1898, pp.mw4q 100 mw4get seq.
• Samuel Baeck, mw5aElischa b. Abuja-Acher, Frankfurt, 1891.
• B. Kaplan, in mw5gOpen Court, August, 1902.
• M. Letteris, mw6aBen Abuyah: Il Faust di Goethe: una tragedia in una rielaborazione ebraica, a cura di Vincenzo Pinto, Torino: Free Ebrei, 2024.

Voci correlate
Collegamenti esterni

• citerefbritannica-com(EN) Elisha ben Abuyah, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.